L’intervista del mese
FRANCESCO MARINI
TITOLARE DEL NEGOZIO “HOBBYACQUA.IT”
Buona sera signor Marini, come lei sa “Il mio acquario” periodicamente pubblica un’intervista sul sito internet della rivista. È un modo per avvicinare gli acquariofili fra loro, cercando di creare un legame anche con chi li assiste in questo splendido hobby. Oggi vorremmo raccogliere la sua testimonianza e dato che il suo negozio è ad Avezzano, in provincia de L’Aquila, le faremo qualche domanda anche in relazione al terribile terremoto del 6 aprile scorso.
Certo, va benissimo!
Iniziamo parlando del suo negozio: vende solo pesci ed accessori per l’acquariofilia o si possono trovare anche altri animali?
È un negozio specializzato in acquari.
Da quanto tempo è attivo?
Questo punto vendita da 10 anni, ma noi lavoriamo in questo ambito dal 1983.
Ci lavorano altri membri della famiglia?
Nel negozio la maggior parte del tempo c’è mia moglie e una dipendente.
Che tipo di clientela ha?
Diciamo mista. Prevalentemente la nostra clientela predilige per il 90% il dolce e per il 10% il marino. Essendo nella zona interna dell’Abruzzo abbiamo il mare distante, per questo noi lavoriamo molto con il dolce.
Ha clienti giovani?
La fascia di clientela è composta per il 60% da giovani, il rimanente copre tutte le fasce di età.
Secondo lei, proprio perché ha questa clientela così giovane, che futuro ha l’acquariofilia in Italia?
Il problema grande è legato alle offerte del mercato: la clientela giovane oggi non ha grandi mezzi a disposizione per poter realizzare acquari costosi. Quindi l’orientamento generale è verso l’acquario medio: la vasca più venduta è sugli 80 cm e hanno preso molto piede gli acquari piccoli da 40 litri.
E quali sono, invece, i pesci che vende maggiormente?
Anche lì andiamo molto per fasce di prezzo. I pesci che si acquistano di più rientrano fino ai 2/3 euro al massimo, oltre è più difficile la vendita. Per cui diciamo che i pesci classici, come neon o guppy, sono quelli che vanno per la maggiore. Del resto vanno molto gli acquari di comunità.
La sua clientela è quindi formata da appassionati piuttosto che da esperti?
Abbiamo anche la clientela storica, di chi ha l’acquario in casa da 8/10 anni o più, però è abbastanza statica, dedicano la vasca ad un biotopo ben preciso e di conseguenza poi non vanno dietro a tutte le novità del settore. È un’acquariofilia molto classica quella che serviamo.
Purtroppo, come tutti quanti sappiamo, il 6 aprile scorso c’è stato il terremoto a L’Aquila, voi ad Avezzano come lo avete vissuto?
Consideri che noi in linea d’aria siamo a 25/30 km da L’Aquila. Il terremoto lo abbiamo sentito, le case hanno tremato e subìto dei danni, ma la fortuna è che Avezzano, al contrario de L’Aquila, è stata già ricostruita dopo il terremoto del 1915 che l’aveva rasa al suolo. In quell’occasione è stata sfruttata un’edilizia più oculata nei confronti del terremoto, proprio per la forte paura che questo aveva lasciato. Quindi ci sono stati alcuni danni strutturali alle case ma nessuna vittima, se non alcuni ragazzi che erano a L’Aquila per studiare.
Come si è riflettuto il dramma dell’evento sismico nella sua attività?
Per quanto riguarda la nostra attività, abbiamo subito ovviamente delle conseguenze. Abbiamo avuto quei 15/20 giorni post-terremoto in cui la gente non dormiva in casa ma in macchina, in tenda o in roulotte. Per cui l’acquario è stato praticamente dimenticato e quindi di giorno l’attività commerciale vera e propria è precipitata quasi a zero.
Ma voi come negozio avete subito dei danni?
No, diretti no, piccole cose: oggetti caduti...ma proprio nulla di rilevante. Il danno è stato sull’impatto morale che il terremoto ha avuto sulle persone, con questa paura non hanno pensato ovviamente all’acquario.
Chiaramente, si fanno i conti con quelle che sono le priorità nella vita quotidiana.
Sì, anche perché stando a 30 km, chi non aveva proprio parenti quanto meno un amico l’ha avuto direttamente colpito dal sisma. Infatti qualcuno ci è venuto a chiedere da L’Aquila di poterci riprendere qualche pesce indietro perché ormai a casa non poteva rientrare più e con i vigili urbani e del fuoco era riuscito a riprendere quei 4 pesciolini ancora vivi nella vasca. Per loro in quel momento era importante anche salvare i pesci. Questi sono stati un po’ i riflessi, ma per fortuna non siamo stati sfiorati dal dramma pieno come loro. A L’Aquila c’erano 4/5 negozi che ora sono totalmente distrutti e chi non ha avuto danni proprio grandi ha comunque gli edifici inagibili e non può entrare.
Quanto è stata forte la voglia di reagire?
Dipende un po’ dalle fasce di età: nelle persone più anziane poco, sono demotivate: anche se si ricostruisce a spese dello stato la voglia di ricominciare da capo è comunque poca. I giovani chiaramente cercano di buttarsi alle spalle la tragedia e appena avranno la possibilità economica e fisica cominceranno a pensare a una nuova casa. L’Aquila penso che avrà bisogno di tempo per risorgere, aldilà della ricostruzione delle case che in 7/8 mesi potranno ritornare agibili, perché torni una città viva come prima ci vorrà sicuramente più tempo. L’Aquila era ed è un grosso polo universitario che adesso è stato totalmente dislocato nei dintorni, più che altro per finire l’anno accademico. Adesso bisognerà vedere l’impatto che avrà sui nuovi iscritti al prossimo anno che dovranno scegliere se continuare gli studi a L’Aquila, con le difficoltà che questo comporta, quando piuttosto potrebbero iscriversi all’Università a Roma che non è disagiata e i cui costi sono più o meno gli stessi. Il rischio per la nostra economia è anche questo.
E il rapporto con la clientela, dopo il terremoto, è cambiato?
No, perché questo terremoto comunque si è inserito in una fase già infelice, eravamo tutti già penalizzati dal periodo di crisi, per cui è piovuto sul bagnato. Però alla fine, superati quei 15/20 giorni stretti all’evento, tutti quanti hanno voglia di tornare alla normalità. Le scosse ormai proseguono da dicembre e ancora continuano, quindi bisogna rassegnarsi e andare avanti, sperando che siano solo scosse d’assestamento.
Lei è uno dei negozianti che vendono la nostra rivista, Il Mio Acquario, nel suo punto vendita, come sta andando questa iniziativa?
Diciamo che si comincia a muovere la curiosità intorno alla rivista, ci chiedono maggiori informazioni: che tipo di rivista è, di che cosa parla… Delle cinque copie che mi sono arrivate questo mese ne ho vendute 4, uno ancora ce l’ho, andando avanti speriamo che invece di cinque si arrivi anche a venderne 7 o 8. Abbiamo iniziato la vendita con il mese di maggio, quindi è un po’ presto per fare una previsione e poi ora andiamo incontro al periodo estivo di luglio e agosto che è storicamente negativo per questo settore perché la gente, con le ferie e le vacanze, pensa poco all’acquario.
Lei conosceva la nostra rivista prima?
Sì, l’acquistavo in edicola.
Che cosa ne pensa?
È una buona rivista per tutti e questo è importante. Oggi, per esempio, una cliente l’ha comprata e mi ha detto “almeno riesco a capire quello che leggo”. Una rivista di acquariofilia deve essere impegnata e allo stesso tempo anche leggera, deve essere una lettura gradevole. Perché stare lì a leggere le formule chimiche, per noi che non siamo biologi o dottori, fa sembrare l’acquario una cosa difficile invece che semplice e piacevole. Questa rivista invece riporta l’acquario in una dimensione più abbordabile, semplificandone la gestione per chi non è esperto e approfondendo alcuni argomenti per chi invece è appassionato da più tempo.
Lei ha avuto altre esperienze di vendita di riviste nel suo negozio?
Sì, le esperienze che ho avuto anche con altre riviste sono state negative anche per i motivi che accennavo prima. La persona normale che torna dal lavoro, stanca, non vuole mettersi a studiare le formule chimiche, vuole vedere delle belle fotografie di pesci ed avere una spiegazione su come tenerli in acquario, senza la formuletta chimica, che non interessa l’acquariofilo, anzi, non capendo ciò che legge, si sentirebbe pure incapace di gestire l’acquario. Io, quelle riviste che non vendevo, alle volte le regalavo, magari a chi aveva fatto un acquisto importante, in fondo regalare la rivista non è un problema.
Lei ha dei consigli da darci?
Così com’è oggi la rivista mi piace, è una rivista che leggo bene, non mette ansia. Di riviste di acquari ne ho viste tante, però questa è fruibile. Ecco la parola giusta è “fruibile”: chi vuole approfondire trova anche l’approfondimento, chi (il 90%) vuole semplicemente fare una lettura sull’hobby che lo riguarda, la legge con piacere.
Bene, io la ringrazio per i consigli e la disponibilità.
È stato un piacere. Grazie a lei.
Intervista raccolta da Veronica Ippolito de “Il mio Acquario”
HOBBYACQUA.IT
VIA XX SETTEMBRE, 14
67051 AVEZZANO (AQ)
Tel. 086/330214 |