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RISPOSTE ALLE DOMANDE DEI LETTORI |
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Alessandro Mancini e i suoi collaboratori rispondono
alle vostre domande su acquariofilia e terrariofilia (dall'archivio
delle riviste Il mio Acquario) |
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Baciucchioni e ciliegini: come riprodurli |
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In una vasca di 60 litri allevo 6 “baciucchioni” (Helostoma temminckii), lunghi circa 7 cm: potete dirmi come si fa a riprodurli? Possiedo inoltre una vaschetta più piccola (20 litri), in cui tengo una coppia di barbi ciliegia (Puntius titteya), con folta vegetazione e acqua tutta osmotica: anche di questa specie vorrei avere informazioni sulla riproduzione, avendo trovato poche indicazioni sicure al riguardo. Riccardo C. – Lugo (RA).
Subito una precisazione: il “gurami baciucchione” (Helostoma temminckii) può raggiungere i 30 cm di lunghezza, pertanto la sua vasca è del tutto insufficiente ad ospitare questo pacifico ma ingombrante labirintide in età adulta (è già “stretta” per una mezza dozzina di subadulti); non se ne parla nemmeno per la riproduzione che, già di per sé molto difficile e raramente ottenuta in acquario (negli allevamenti viene praticata in grandi bacini all’aperto, spesso stimolata da induzione ormonale), richiede spazi molto ampi, nell’ordine di diverse centinaia di litri. Questa specie, contrariamente ai cugini Osfronemidi (combattente, gurami, ecc.), non pratica cure parentali e non costruisce nidi di schiuma, limitandosi a rilasciare in acqua un ingente numero di uova galleggianti che si schiudono dopo 1-2 giorni; le larve vanno nutrite inizialmente con infusori e tuorlo d’uovo sodo finemente sminuzzato. Senz’altro più abbordabile la riproduzione del barbo ciliegia (Puntius titteya), ci insospettisce però quell’acqua “tutta osmotica”: speriamo si sia trattato di un suo refuso, perché l’acqua osmotica (se prodotta da un impianto ben funzionante) esce dall’impianto teoricamente “distillata” in quanto il passaggio attraverso i micropori della membrana permette la quasi completa eliminazione di tutti i sali, dei batteri e delle macromolecole presenti. Allo stato “puro” non è adatta all’impiego in acquario, perché troppo povera e “aggressiva” anche per l’instabilità del pH, dovuta all’azzeramento della durezza carbonatica: è sempre consigliabile perciò integrarla con sali minerali, oligoelementi, vitamine ed enzimi, necessari per stabilizzarla dal punto di vista chimico e arricchirla di quelle sostanze indispensabili al metabolismo di animali e piante. Tornando alla riproduzione dei “ciliegini”, sul fondo della vasca vanno depositate delle biglie di vetro o stesa una griglia di plastica a maglie strette. Su questa copertura “salva uova” andrebbe collocato poi un cespuglio di muschio acquatico (Fontinalis, Taxiphyllum, Vesicularia) o in alternativa di Ceratophyllum o Myriophyllum, o ancora della fibra sintetica (mop). L’accoppiamento dura circa tre ore, nel corso delle quali le uova vengono deposte in gruppi di 2-3 per volta, fino a raggiungere le 300 unità. Sono provviste di un filamento con cui si attaccano alle piante ma alcune cadono sul fondo, dove se non “salvate” dalle biglie vengono mangiate dagli stessi genitori, che vanno dunque prontamente allontanati al termine dell’accoppiamento, mentre l’acqua della vaschetta andrebbe trattata con piccole quantità di blu di metilene o verde malachite. La schiusa, a una temperatura di 25-26°C, si osserva dopo 24-36 ore circa. Per le successive 48 ore le larve restano sul fondo o tra le piante, prima di cominciare a nuotare liberamente per nutrirsi una volta riassorbito il sacco vitellino: a questo punto è consigliabile abbassare il livello dell’acqua a 5-6 cm, per poi alzarlo gradualmente di un centimetro al giorno. Gli avannotti andrebbero nutriti inizialmente con infusori ma anche con naupli di artemia molto piccoli e tuorlo d’uovo sodo finemente sbriciolato; dopo il decimo giorno si possono somministrare naupli di artemia normali e mangime secco micronizzato per avannotti. |
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Due pesci inusuali |
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Ho visto in un negozio due pesci molto affascinanti e particolari dei quali avevo appreso l’esistenza solo da un vecchio libro di acquariofilia che li descriveva molto sommariamente: Morgunda morgunda e Gobioides broussonnetii. Dato che lo stesso negoziante non è stato in grado di fornirmi esaustive informazioni, mi rivolgo a voi per averne soprattutto riguardo a caratteristiche ecologiche, comportamento e allevamento. Marco F. – messaggio e-mail.
Mogurnda mogurnda (famiglia Eleotridae, sottofamiglia Eleotrinae) vive fra l’Australia settentrionale (dal Fitzroy River a Capo York e all’adiacente Golfo di Carpentaria, nello stato del Queensland) e il sud della Nuova Guinea. I suoi biotopi sono particolarmente vari: fiumi con acque sia limpide che fangose, bacini artificiali formati da dighe, piccoli specchi d’acqua rocciosi in ambienti aridi e desertici. Biotopi caratterizzati da pH neutro o debolmente alcalino (7-8), durezza medio-bassa (4-12°dGH) e temperatura intorno ai 23-24°C. Dimensioni notevoli (fino a 17-18 cm) e un’indole territoriale, oltre che vorace, consigliano di riservargli una vasca piuttosto spaziosa (almeno 150-200 litri). Trattandosi sostanzialmente di un predatore (che alla bisogna non disdegna però i detriti vegetali), il suo cibo d’elezione è quello vivo, con una particolare predilezione per tubifex e lombrichi. Non è difficile abituarlo a nutrirsi di surgelato e liofilizzato: krill, mysis, artemie, dafnie, chironomi e, con un po’ di pazienza, di mangime in granuli o in scaglie. Non può convivere con pesci molto più piccoli, che potrebbe divorare. Raggiunge la maturità sessuale piuttosto rapidamente, già a 7-8 cm è in grado di riprodursi. Vengono deposte 200-800 uova adesive, generalmente su un substrato liscio (roccia, legno, vetro di una parete della vasca). Il maschio accudisce da solo le uova, ventilandole e difendendole per tutti i 6-10 giorni necessari alla schiusa. Gli avannotti appena nati misurano circa 5-7 mm e accettano naupli di artemia, tuorlo d’uovo sodo sbriciolato, microworms e mangime in scaglie specifico per piccoli di pesci ovipari. Gobioides broussonnetii (famiglia Gobiidae, sottofamiglia Gobionellinae), noto come “ghiozzo viola” o “pesce drago”, è invece un pesce eurialino nella piena accezione del termine, essendo reperibile indifferentemente in acqua dolce, salmastra o marina! È particolarmente diffuso nelle regione caraibica (dove è il ghiozzo di maggiori dimensioni, potendo superare il mezzo metro di lunghezza con il suo corpo anguilliforme), ma la sua distribuzione si estende a sud fino alle coste brasiliane. Preferisce comunque i mangrovieti e gli estuari, pertanto andrebbe allevato in acqua salmastra (10-12 g/l di sali marini), con pH intorno a 7,5 e T 23-26°C. In natura frequenta soprattutto i fondali sabbiosi e fangosi, nei quali scava volentieri sia per nascondersi che per cercare il cibo: in acquario richiede perciò un fondo di sabbia molto fine, spesso almeno 10-15 cm in alcuni punti. Carnivoro e fortemente territoriale, non è evidentemente un pesce per acquari “misti”! Va nutrito con cibo vivo, fresco o surgelato (lombrichi e tubifex, chironomi, strisce di cuore di bue, gamberetti, ecc.), lasciato cadere sul fondo. Evade facilmente e andrebbe perciò allevato in vasche con coperchio. |
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Quando serve il biocondizionatore |
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Per i cambi parziali del mio acquario d’acqua dolce utilizzo acqua demineralizzata che preparo ai valori desiderati (gli stessi dell’acqua della vasca). Vorrei sapere se in questo caso sarebbe comunque necessario aggiungere un biocondizionatore, visto che in fondo servirebbe solo a far evaporare il cloro presente nell’acqua (quella osmotica non ne contiene), mentre le integrazioni con blu di metilene e iodio (presenti in minima parte nei biocondizionatori) potrei farle direttamente in caso di necessità. Claudio D. M. – messaggio e-mail.
I primi biocondizionatori si limitavano effettivamente a legare e neutralizzare il cloro e vari metalli spesso presenti nelle condutture domestiche, quelli dell’ultima generazione sono invece ulteriormente arricchiti di sostanze mucoprotettive e cicatrizzanti che aiutano i pesci a superare eventi traumatici (cambi d’acqua, trasferimenti di vasca, cattura con retino, lunghi trasporti, ecc.). Riteniamo perciò superfluo l’uso di questi prodotti per i cambi parziali, qualora – come nel suo caso – si adoperi prevalentemente acqua di osmosi opportunamente integrata. Attenzione però ai dosaggi di sostanze come il blu di metilene, o di elementi come lo iodio: i sovradosaggi possono essere deleteri almeno quanto i problemi che il loro uso dovrebbe risolvere. Da questo punto di vista i prodotti già pronti forniscono garanzie di assoluta innocuità. |
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Domande sul “Bocca di fuoco” |
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Ho letto con interesse sul n. 140 il vostro articolo dedicato a Thorichthys meeki. Avrei intenzione di dedicare a questo bellissimo Ciclide una vasca di 90 litri lordi, iniziando con 6-8 esemplari giovanissimi per poi tenere solo la prima coppia che (spero) si formerà. Che piante posso mettere? Pensavo a Ceratophyllum demersum, Limnophila sessiflora, Cladophora aegagropila e Anubias spp.: andrebbero bene? Che tipo di fondo mi consigliate: sabbia fine o ghiaietto grossolano? Quali sono i valori dell’acqua ottimali? Quali altri ospiti potrei introdurre? Scusate le tante domande, ma su internet si trovano parecchie versioni discordanti. Ivan – messaggio e-mail.
Partiamo dalla sua ultima domanda, la cui risposta è la più semplice e immediata: nessuno! Infatti 90 litri lordi sono a nostro avviso già insufficienti per un gruppetto in crescita di giovani Ciclidi, figuriamoci aggiungervi altri pesci… Le consigliamo, se proprio non può trasferirli in una vasca più grande, di osservare attentamente e soprattutto frequentemente il comportamento dei suoi “bocca di fuoco”, intervenendo immediatamente non appena uno di loro sia “messo all’angolo” dagli altri, o se due esemplari tendono ad appartarsi scacciando gli altri, sicuro preludio alla formazione della fatidica coppia. Passiamo alle piante. Nell’articolo da lei citato si suggerivano “piante robuste, come per esempio Crinum, grosse Echinodorus e Cryptocoryne, meglio se in vasetto per poterle eventualmente spostare…”: non ci sembra che le prime due specie del suo elenco rispondano a questi requisiti, mentre le Anubias vanno senz’altro bene (si possono fra l’altro inserire anche su legni e rocce); l’alga “a palla” C. aegagropila non dovrebbe essere danneggiata dai pesci, ma lo scavo di buche sul fondo durante la riproduzione potrebbe facilmente ricoprirla di sabbia e detriti, obbligando a toglierla di frequente dall’acqua per ripulirla, altrimenti deperisce velocemente. Come fondo utilizzeremmo della sabbia non troppo fine (granulometria “sugar cane”) mista a ghiaietto più grossolano e piccoli ciottoli, spesso usati dai pesci per delimitare i territori; in alternativa c’è chi suggerisce direttamente il ghiaietto grossolano, per motivi essenzialmente pratici ed igienici (si “sporca” meno l’acqua durante la riproduzione), ma ci sembra un’inutile crudeltà verso questi pesci, abituati appunto a scavare piccole buche sul fondo trasportando la sabbia nella loro capace bocca o “soffiandoci” sopra per spostarla. I principali valori fisico-chimici dell’acqua li abbiamo già elencati nell’articolo: T 23-25°C; pH 6,5-7,5; durezza media (10-15°dGH). |
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