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RISPOSTE ALLE DOMANDE DEI LETTORI |
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Alessandro Mancini e i suoi collaboratori rispondono
alle vostre domande su acquariofilia e terrariofilia (dall'archivio
delle riviste Il mio Acquario) |
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Difficoltà con gli invertebrati |
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Difficoltà con gli invertebrati
Ho una decennale esperienza con gli acquari marini ma, nonostante ciò, non riesco ancora ad allevare con successo neanche i Discosoma e i Sarcophyton! Da due anni possiedo un acquario marino di 180 l con coperchio (sistema berlinese), che ospita alcuni pesci (un Amphiprion clarkii, un Paracanthurus hepatus e un Siganus vulpinus) e un paio di gamberetti Lysmata amboinensis. L''illuminazione è costituita da due neon T5 da 39 W, la vasca è inoltre accessoriata con una pompa di movimento e uno schiumatoio. I valori sono pressoché stabili e nella norma (nitrati e nitriti assenti), a parte la durezza temporanea che fatico a mantenere intorno a 8°dKH mediante frequenti cambi parziali. Somministro regolarmente oligoelementi. Cosa posso fare ancora per avere finalmente un acquario di barriera che possa davvero definirsi tale? Ultimamente sto assistendo alla crescita di un invertebrato a me sconosciuto (allego la foto): di cosa si tratta? Chiara C. – messaggio e-mail.
Ci perdoni la franchezza, ma siamo del parere che lei non sia partita col piede giusto e che, malgrado la sua esperienza, non abbia ancora le idee molto chiare. Cominciamo col dire che il suo ci sembra tutto tranne che un acquario… “berlinese”! Il sistema da lei citato, infatti, prevede come punto-cardine un impianto di illuminazione molto potente, di regola a base di lampade a vapori metallici (HQI e simili) e per questo in genere incompatibile con un coperchio (vasca “aperta”). Due sole lampade fluorescenti per una potenza complessiva inferiore a 0,5 W/l ci sembrano del tutto insufficienti e comunque non in grado di offrire garanzie di lunga sopravvivenza ad invertebrati abbastanza esigenti in fatto di luce, come coralli molli e corallimorfari (per non parlare di acropore & C., protagoniste delle vasche “berlinesi”). Il consiglio è perciò innanzitutto di potenziare il parco-luci, raddoppiandolo almeno e inserendo insieme alle nuove lampade anche i relativi riflettori che aumenteranno ulteriormente l’intensità luminosa. Intensificheremmo poi il movimento dell’acqua, aggiungendo un’altra pompa timerizzata che lavori in direzione opposta alla prima ad orari alternati (cicli di 6 ore). Il problema della durezza carbonatica bassa meriterebbe un maggiore approfondimento (che valori di pH misura durante il giorno? Ci sono molte pietre vive con alghe calcaree?). Nell’immediato, le consigliamo l’aggiunta di idrossido calcio (“acqua di calce”), in grado di esercitare un’azione stabilizzante sul KH, reagendo con la CO2 disciolta in acqua e producendo ioni carbonato e bicarbonato. Ne vanno sciolti 3 cucchiaini pieni in 5 l di acqua osmotica, utilizzando un recipiente di plastica o di vetro con tappo a vite non riempito fino all’orlo; dopo averlo chiuso, si mescola leggermente ottenendo una sospensione lattescente che si lascia riposare per una notte, consentendo il deposito dell’idrossido sul fondo. Si tratta purtroppo di una soluzione molto instabile, per cui è meglio prepararne di volta in volta quantità che si possano utilizzare nell’arco di una settimana-dieci giorni al massimo. Essendo piuttosto caustica, ne va evitato il contatto con occhi e mucose. La somministrazione dovrebbe avvenire di notte o nelle prime ore del mattino, quando il pH raggiunge i valori minimi. In genere si usa per i rabbocchi di acqua evaporata: è meglio in ogni caso versarla in prossimità di una pompa centrifuga o nella eventuale vasca sump, per evitare concentrazioni locali di ioni idrossido troppo elevate (si può aggiungere idealmente a un sistema automatico di rabbocco dell’acqua dolce). Chiudiamo con l’invertebrato misterioso, destinato a… restare tale: l’immagine allegata è infatti scarsamente indicativa per la non buona qualità fotografica. Sicuramente è un Celenterato, probabilmente una piccola attinia; non è escluso che si tratti di un Idrozoo nella forma “polipo”, transitoria in quanto col tempo potrebbe trasformarsi in medusa. In ogni caso un organismo spontaneo, sviluppatosi sulle rocce vive dove era già presente in forma larvale o introdotto (sempre come larva planctonica) insieme all’acqua proveniente da un’altra vasca (anche nel sacchetto di trasporto di un pesce o di un invertebrato). Non dovrebbe essere pericoloso per gli altri ospiti, ne segua comunque lo sviluppo (e soprattutto l’eventuale proliferazione!) con la dovuta attenzione. |
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Passione Malawi |
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Sono acquariofilo da 10 anni e, dopo aver allevato Ciclidi nani in acquari con molte piante, sono oggi interessato al bellissimo “biotopo Malawi”. Devo dire che non è facile reperire notizie utili sui suoi pesci, se non i rudimenti. Ci sono in commercio libri di noti autori, anche molto costosi, che magari trattano in modo approfondito l''ambiente naturale di questi pesci ma poco raccontano delle effettive esigenze di Mbuna & C. in acquario. Mi piacerebbe allestire una vasca di 120x40x50 cm, con una rocciata laterale, ciuffi di Vallisneria e, come popolazione ittica, gli stupendi Pseudotropheus saulosi, P. socolofi e Maylandia estherae “Red”. Le notizie che trovo sui vari forum, anche se interessanti, sono piuttosto contrastanti in quanto derivano da esperienze personali! Mi piacerebbe avere più informazioni possibili sulle varie compatibilità, in quanto - essendo pesci di un certo… carattere - vorrei evitare disastri! Ovviamente un vostro (atteso!) “speciale” credo che incontrerà il consenso di molti. Fulvio G. – messaggio e-mail.
Sia P. saulosi che P. socolofi sono Ciclidi mbuna relativamente tolleranti e, grazie anche alla taglia abbastanza ridotta (10-12 cm al massimo), senz’altro allevabili insieme nel suo acquario. Noi opteremmo per un piccolo gruppo haremico di entrambi, ognuno formato da un maschio adulto e almeno 3-4 femmine (attenzione: in P. saulosi i maschi sottomessi possono mantenere a lungo la colorazione gialla degli immaturi e delle femmine, per “mimetizzarsi” nei confronti del maschio dominante!). Un po’ più problematico l’inserimento di M. estherae, di cui la forma “Red” – originaria di Minos Reef – è davvero affascinante. Questa specie è in grado di “tener testa” anche ai Ciclidi mbuna più aggressivi, come Pseudotropheus elongatus e Maylandia zebra. Eviteremmo di associarla alle altre due in soli 240 l lordi (circa 150 l al netto delle rocce, che supponiamo abbondanti), del resto entrambe le specie di Pseudotropheus dovrebbero riprodursi senza problemi e in abbondanza, rendendo in breve tempo la vasca fin troppo affollata! |
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Dottor Jeckyll e Mister Hyde nel barriera |
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Ho deciso di scrivervi per avere chiarimenti riguardo l’inusuale comportamento da me osservato nel “pacifico” pesce cardinale Pterapogon kauderni, che ho tentato di ospitare nel mio acquario di barriera di circa 300 l lordi. La vasca, arredata con numerose rocce vive e pertanto ricca di anfratti e nascondigli, ospita 3 pesci di medie dimensioni (Pomacanthus maculosus, Zebrasoma flavescens, Thalassoma sp.) e 8 "piccoletti" (4 Amphiprion ocellaris, 1 Gobiosoma sp., 2 Chrysiptera sp., 1 Salarias fasciatus), oltre ad alcuni invertebrati. La convivenza tra i vari pesci è sempre stata tranquilla, fino a quando ho acquistato 4 P. kauderni di taglia media. Subito dopo l''inserimento in vasca, tra questi Apogonidi iniziarono feroci combattimenti e, trascorse poche settimane, ne rimasero vivi solo 2! Dei due superstiti, sono stato costretto a trasferire il più debole - continuamente vessato da quello più robusto e prepotente - nel refugium, dove ha potuto riprendersi dalle ferite e recuperare tono. Pensando che tale aggressività potesse essere dettata da una scelta "infelice" dei soggetti e dal fatto che erano rimasti solo 2 individui, ho acquistato 2 nuovi esemplari leggermente più piccoli, inserendoli nella vasca principale (in cui era rimasto solo il “dominante”) insieme al superstite del refugium. Poche ore dopo, l''esemplare dominante ha ucciso tutti e 3 i suoi simili! Ora "Belfagor" (questo il nome dato al pesce dalle mie figlie) vive solitario e… felice. Potete gentilmente spiegarmi, in base alla vostra esperienza, perché nella vaschetta da esposizione del negoziante (circa 30 l, priva di qualsiasi elemento di arredo, con pesci nutriti con una piccola presa di mangime una volta al dì) i 10 esemplari in vendita restavano come indifferenti gli uni verso gli altri e invece, nel mio ben più spazioso acquario, neanche la metà di essi si è trasformata a mo’ di piranha? Anche il negoziante è apparso alquanto stupito, non potendo far altro che confermarmi che P. kauderni è un classico e “pacifico” pesce di branco... Roberto C. – Rimini.
Che dire? Anche noi siamo rimasti un po’ sconcertati dalla sua lettera, essendo il comportamento da lei segnalato piuttosto anomalo. La spiegazione comunque può essere, almeno in parte, di natura… numerica. I 10 individui in 30 l dal suo negoziante erano per così dire “inscatolati”, ovvero anche se si fosse trattato di pesci fortemente territoriali – quale peraltro non ci risulta essere P. kauderni – difficilmente si sarebbe assistito a litigi cruenti, proprio per l’impossibilità da parte dei singoli individui di formare e difendere un proprio territorio. Il fattore numerico può essere però importante anche quando lo spazio non manca, come nel suo acquario. Pesci socievoli e gregari, come appunto P. kauderni, andrebbero sempre tenuti in gruppi il più numerosi possibile: forse (ma la nostra è solo un’ipotesi) l’aggressività del suo “Belfagor” – comunque anomala – è stata ulteriormente incoraggiata ed esasperata dallo scarso numero di individui componenti sia il primo che il secondo gruppo. |
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Fiori in acquario |
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Possiedo un acquario di 600 l dedicato ai carassi della varietà Ryukin e illuminato da due HQI 150 W (6.500°K). Vorrei introdurvi delle Nuphar japonica e delle ninfee tropicali (Nymphaea lotus), per tentare di ottenerne la splendida fioritura. Devo lasciare crescere le foglie galleggianti fino alla superficie o posso potarle regolarmente senza compromettere la produzione dei fiori? Maurizio Q. – Lecce.
Secondo la nostra esperienza, non sempre queste idrofite natanti riescono a produrre una rigogliosa fioritura se impedite a raggiungere la superficie con le loro foglie galleggianti. Grazie ad esse, infatti, le piante riescono a fotosintetizzare più efficientemente, sfruttando la luce non filtrata dall’acqua e garantendosi così un maggiore apporto di sostanze utili alla formazione del fiore e dell’apparato riproduttivo ad esso collegato. D’altro canto, ammesso che comunque lo stelo florale venga ugualmente prodotto e raggiunga la superficie (evento tutt’altro che raro anche se si “costringe” la pianta a crescere sommersa), siamo del parere che singoli fiori isolati – ovvero non circondati dalla loro naturale e suggestiva “cornice” di foglie cuoriformi galleggianti di vario colore – offrano uno spettacolo piuttosto triste… Le suggeriamo perciò di dare il “via libera” almeno a qualche foglia, ciò non comporterà modifiche apprezzabili all’assetto del fogliame sommerso ma renderà senza dubbio più affascinante e naturale la fioritura delle sue ninfee. |
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Il mio Acquario, rubrica Acquariofilia e dintorni
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