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Rocce & legni: guida all’arredamento in acqua dolce

Il legno, nelle sue molteplici forme e tipologie, è – insieme alle rocce – il materiale più gradevole e naturale per arredare il nostro acquario d’acqua dolce. In natura, nei biotopi tropicali, si rinviene in quantità considerevoli soprattutto sui fondali dei corsi d’acqua che scorrono sotto la volta delle foreste, oppure lungo le rive di laghi e lagune bordate da una fitta vegetazione arborea. Solo i fiumi e le raccolte d’acqua che si formano in terreni aridi e privi di vegetazione arborea ne sono sprovvisti, ma si tratta evidentemente di eccezioni nel vasto panorama degli habitat da cui provengono i nostri beniamini. Tronchi sommersi, rami caduti nell’acqua e radici sporgenti sotto riva costituiscono un prezioso rifugio per pesci e gamberi, inoltre sono scelti da molte specie (numerosi Ciclidi, pesci gatto e ghiozzi, ad esempio) come substrato su cui deporre le uova. Non tutti i legni sono adatti ad essere utilizzati in acquario: molti di quelli da noi reperibili direttamente in natura possono arrecare più danni che benefici, cedendo all’acqua sostanze organiche tossiche o, col tempo, dando luogo a pericolosi fenomeni di marcescenza ad alto rischio di inquinamento. Vanno in particolare evitati tutti i legni verdi e quelli resinosi, nonché rami e tronchi rivestiti da corteccia colonizzata da muschi e licheni. Solo i legni raccolti in acqua o presso di essa, e comunque dopo che abbiano trascorso un lungo periodo in immersione, sono adatti – sia pur sempre con qualche riserva – all’utilizzazione in acquario. Legni rimasti a lungo in acqua e non marciti, privi di resina e di aspetto solido, in linea di massima sono utilizzabili con successo. Attenzione però ai legni spiaggiati, quelli cioè che di frequente si trovano sulle spiagge d’inverno dopo forti mareggiate: si tratta di esemplari spesso molto decorativi per le loro forme contorte, la più o meno lunga permanenza in acqua li ha però letteralmente impregnati di sale, che questi legni possono rilasciare per giorni e giorni una volta immersi in acqua dolce. È consigliabile perciò, prima di utilizzarli, lasciarli a mollo per almeno un paio di settimane in un recipiente con acqua dolce, da rinnovare frequentemente.


Leggi il seguito sul n. 138 che trovi in edicola il 22 febbraio, l'articolo è corredato da bellissime foto.

 

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